La
scelta di chiamare AZAFRAN il nostro blog (e in futuro, speriamo, il
nostro negozio...) non è stata presa per caso; abbiamo sempre amato
questa pianta, lo zafferano appunto, in spagnolo azafran, che secondo
noi è una delle piante che più di tutte simboleggia il Mediterraneo
e le terre che lo circondano, le sue tradizioni millenarie e la sua
storia che si snoda tra antiche civiltà e popoli di mercanti e
navigatori...
La
storia dello zafferano in effetti è molto antica e, solo per fare un
accenno, potremmo parlare dell'importanza che questa pianta aveva per
gli antichi Egizi, che la usavano per tingere le stoffe che poi
venivano usate per avvolgere le mummie dei grandi faraoni, o gli
Assiri e i Babilonesi, le cui donne usavano tingere le loro vesti con
il colore tipico dato dalla pianta dello zafferano, che simboleggiava
amore, vita, denaro, ed era, quindi, beneaugurante, oltre che avere
un richiamo sessuale, visto che si considerava lo zafferano un
potente afrodisiaco. In Persia, infatti, questa pianta era famosa
proprio per le sue virtù afrodisiache. Questa credenza venne fatta
propria anche dagli antichi romani, i quali usavano tingere le
tuniche delle spose con questa pianta.
Oltre
che fondamentale pianta tintoria, lo zafferano fu utilizzato anche
come cosmetico, in quanto veniva usato dalle donne per “colorare”
guance, labbra, unghie, capelli... Cleopatra, infatti, usava lo
zafferano per dare alla sua bellissima carnagione un tocco dorato, e
così anche tante regine dell'antichità persiana, babilonese ed
assira.
Un
altro utilizzo fondamentale, che nei secoli è giunto fino a noi, è
quello in campo gastronomico, già apprezzato in antichità per
quella caratteristica tonalità dorata che infonde nei cibi.
Lo
zafferano, in antichità, dunque, fu merce preziosa e valeva quanto
l'argento, tanto da essere alla base di miti e leggende. Secondo la
mitologia greca, Croco era un giovane innamorato di una ninfa
appartenente al dio Hermes, Smilace; a causa di questo tragico amore,
ostacolato dagli dei, Croco venne tramutato nella pianta dello
zafferano, Crocus Sativus, appunto, e Smilace fu tramutata nella
pianta della salsapariglia (Smilax aspera).
Anche
nella mitologia romana è presente un episodio relativo allo
zafferano: il giovane dio Mercurio, gareggiando al lancio del disco,
sbagliò la mira e colpì il suo caro amico Crocus, che morì. Dal
sangue fuoriuscito dalla ferita mortale, spuntò una pianta blu
violetto dagli stigmi dal caratteristico colore che richiamano al
sangue di Crocus. Da allora la pianta simboleggia la forza vitale e
la resurrezione. Lo zafferano, in effetti, simboleggia la ricchezza
spirituale, la vita e la resurrezione. La resurrezione è sicuramente
da collegarsi all'andamento vegetativo che ha questa pianta: durante
i mesi estivi di lei non c'è traccia, in quanto i bulbi, a riposo,
si trovano sottoterra e la pianta, ai nostri occhi, scompare,
riemergendo in autunno, allorquando dal bulbo si originano delle
spate, che daranno vita alle foglie e poi agli splendidi fiori.
La
tonalità così calda e fragrante di questa pianta si accosta con
grande naturalezza e sintonia alle terre del sud, passando
dall'Italia alla Spagna, dalla Grecia al Marocco, nazione in cui si
coltiva, ai piedi del magico Atlante, lo zafferano migliore al mondo,
di cui presto parleremo diffusamente, accennando anche a qualche
ricetta marocchina!